Gli ideali educativi



La scuola dell’Infanzia Sant'Anna, aderendo alla F.I.S.M. (Federazione Italiana Scuole Materne), risulta essere un' istituzione scolastica di ispirazione cristiana che esprime precise scelte educative, accetta e condivide assieme alle famiglie i valori universali e gli ideali pedagogici legati alla cultura e alla tradizione cristiana.

La nostra idea di accoglienza parte dai concetti espressi da D. Demetrio:

  A come ……Accogliere, Accompagnare, Ascoltare

Tre azioni pedagogiche concrete e non soltanto auspici ideali; questi sono infatti termini evocatori di scelte personali ed istituzionali imprescindibili.

Nella relazione con il bambino le docenti non possono che assumere modi e toni coerenti con il senso inequivocabile delle 3 A: mettere a proprio agio qualcuno,interessarsi a quello che dice, dargli sicurezza.

“Accoglienza” è la parola-chiave della pedagogia contemporanea, perché solo dall’apertura verso l’altro nasce il dialogo e solo attraverso l’abbattimento delle barriere legate ai pregiudizi si può favorire la crescita culturale. In una scuola che sempre più si caratterizza come luogo integrato di formazione è necessario che si avvii un libero scambio di relazioni interpersonali e che si parli di accoglienza a tutti i livelli.

Il compito di accoglienza del docente non è circoscritto al bambino disabile o extracomunitario, ma è rivolto a tutti , perché ognuno è una realtà a sé stante, caratterizzata da esperienze pregresse più o meno incisive, da un vissuto personale e da sollecitazioni culturali varie…per vivere pertanto in sezione un clima relazionale positivo è necessario accogliere ogni bambino per quello che è.

“Accogliere” significa amare senza condizionamenti o riserve, significa scoprire che ognuno di noi è un essere unico e irripetibile e questa”diversità” è la vera possibilità di confronto e di crescita, è la vera risorsa da valorizzare.

L’approccio sarà diverso, ma la finalità è comune: garantire ad ognuno la possibilità di esprimere al massimo le proprie potenzialità, nel rispetto della sua libertà, dei suoi tempi, dei suoi ritmi e dei suoi modi di apprendimento.

Personalizzare l’insegnamento significa scoprire in ogni alunno una realtà a sé stante ed intervenire in modo adeguato per sviluppare le sue potenzialità, per fargli superare eventuali disagi e frustrazioni e per far emergere le sue attitudini.

Perché ciò avvenga deve “star bene” a scuola, sentirla come una seconda casa. E’ importante anche l’atteggiamento: un sorriso, una postura adeguata (tante volte, per parlare con i bambini più piccoli, abbassarsi al loro livello, guardarli negli occhi e far loro capire che siamo con loro).

Ogni bambino merita la giusta attenzione dell’insegnante e dei compagni e ciò può avvenire promuovendo una cultura dell’accoglienza.
Fra bambini è facile creare situazioni di confronto e di accettazione: il gioco, il dialogo, lo scoprire che ognuno ha un talento da esprimere, la possibilità di cooperare insieme per raggiungere un fine comune, il gioco di squadra…

La scuola non è un ambiente asettico, ma un luogo di relazioni umane, nel quale la convivenza civile non si insegna propinando sterili norme di comportamento, ma “vivendo” concretamente situazioni sociali che si traducono in comportamenti condivisi.

Il tratto della "quotidianità" connota la pedagogia dell'accoglienza quale noi la intendiamo.

L'impegno che assumiamo, pertanto, è quello di fare della scuola un luogo di ospitalità educativo -culturale che valorizzi le diversità per costruire l'armonia, tenendo comunque presente che nella comunità scolastica l'educazione è compito partecipato e condiviso in cui tutti sono corresponsabili(principio di sussidiarietà).

Occorrono per questo la continua formazione dei docenti e l'offerta di opportunità formative ricorrenti per i genitori, al fine di costruire un crescente rapporto di fiducia e di collaborazione fra scuola e famiglia nella consuetudine di un incontro che faciliti la comprensione delle esigenze e delle ragioni educative dell'una e dell'altra.